Trovarsi in mano un Olio a Milano. Ovvero, IFA Critica Enogastronomica 1 lezione.

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Succedono anche cose di questo tipo. Invece di passeggiare mano nella mano con La Moglie a Milano, peraltro sua terra natia, ho deciso di lanciare il mio mondo Vetriolesco in una nuova avventura, una di quelle che non hanno i leoni e i cappelli coloniali, ma che possono comunque cambiare in qualche modo il corso delle cose.

Infatti, mi sono iscritto e ho appena iniziato a frequentare un corso in Critica Enogastronomica e questa informazione non è una mera nota di colore ma è il motivo per cui sono qui a scrivere, o, per meglio dire, CONDIVIDERE.

Pronti via, già durante la prima lezione, si affronta una sana esperienza (che si scopre essere parola già etimologicamente legata alla sperimentazione, senza inventare nulla, che figata) di pairing tra Food Writing e Food Photography (ci ho dato di anglosassone eh?).

La docente ci passa tre oggetti, di cui ci ha parlato, di cui ci ha dato le sue impressioni tramite la lettura di un paio di articoli legati ad esperienze non solo sensoriali, ma più profonde.

Io ne ho scelto uno, sperando che l’altro non si offendesse, conto molto sul fatto che la tagliatella (stupendamente profumata e che, anche sgranocchiata cruda è un bel compendio di informazioni) non metta il broncio: non ce la vedo la Tagliatella “La Delicata” di Pasta Fracasso a tenermi i musi.

La mia preferenza, ça va sans dire per chi conosce le mie passioni, è andata verso un olio Pugliese, e vorrei raccontare qualcosa sulle mie percezioni da un rapido assaggio, fatto in un bel loft della zona più prossima al Parco Sempione di Milano.
Cioè, capite la botta di fortuna? Sono a Milano, faccio un corso e mi trovo con una bottiglia di un olio SPAZIALE tra le mani. E per di più, è pure Pugliese: anche qui, parafrasando Alberto Tomba (fare una citazione di Tomba non è proprio da tutti eh, avendo lui il battesimo come titolo di studio), “chi mi conosce lo sa”, io A-D-O-R-O la Puglia.

Ma andiamo al dunque, senza tergiversare oltre: annuso e assaggio il “Fruttato” dell’Azienda Guglielmi (dal 1954), arriva da Andria e il viaggio non gli ha fatto male nemmeno un po’.

Annuso e mi esplode una pianta di Pomodoro in faccia. I sentori erbacei sono intensi e incredibilmente persistenti, l’odore di foglia di pomodoro è per me davvero incredibile ed è accompagnato da insalata (di quelle raccolte, sciacquate e sventolate sotto al naso). Una meraviglia di bouquet.

Assaggio e ta-dan! C’è un ritorno degli aromi riscontrati durante l’annusata propiziatoria. E sono accompagnati magistralmente da un grado di piccantezza interessante, abbastanza marcato al primo assaggio. Non manca l’amaro, vera libidine per il mio palato, tra i gusti fondamentali: vien fuori elegantemente, non lega i denti in maniera violenta ma fa sentire la sua presenza, come quando a un party entra una celebrità. Ma senza tutto quel casino.

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Etichetta sobria e che riconduce all’origine nazionale di quest’olio: nella linea di prodotti dell’azienda il “Fruttato” si innesta nei Monogram (e non nei Monocultivar, per intenderci) tra i quali sono raccolti tutti quegli olii che abbiano un’aderenza al territorio Pugliese, marchio indissolubile di olive di grandissima qualità.

Insomma, credo si sia capito che ho trovato un (altro) olio che mi garba parecchio.

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