Osteria dell’Oca Bianca a Cavaglià (BI). Mai più senza.

Quando scopri delle chicche in paesi di cui, per scarsa frequentazione della zona, ignoravi l’esistenza, è sempre una cosa super. Quando ti guardi nello specchio di un bagno pulitissimo e dici a te stesso “qui ci devo tornare con una certa frequenza“, è ancora meglio.

Ormai lo sapete, se seguite le vicissitudini al Vetriolo anche sui social: io e La Moglie siamo stati una settimana (scarsa, ahinoi) in Tanzania. Abbandonato il Mostrillo dai nonni, come solo dei genitori degeneri come noi potevano fare, abbiamo iniziato una lenta peregrinazione verso Malpensa che ci ha portati, CASUALMENTE, intorno all’ora di pranzo dalle parti di Santhia.

Più precisamente, siamo usciti apposta dall’autostrada per andare a mangiare in un’osteria segnalata dalla guida Michelin (onore al merito): l’Osteria dell’Oca Bianca a Cavaglià, in provincia di Biella.

Entrata elegante, interno rustico chic, piatti super.

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Ma andiamo con ordine.

In primis il vino: dovendo guidare dopo poco tempo, e aspettando un viaggio interminabile (si, invecchiando, la combo 6 ore di volo + 3.5 ore di scalo ad Addis Abeba + altre 3 ore abbondanti di volo, l’ho patita a manetta), abbiamo optato per una mezza bottiglia. Ma buona, ça va sans dire: Cà del Bosco Cuvée Prestige da 0.375 l. (tanto per farvi vedere, qui la valutazione su Tannico). Lo so, non era l’abbinamento più adatto, ma avevo una voglia stratosferica di bollicine (cosa che mi sta capitando un po’ spesso…).

Per me, un po’ più aromatico del mio ideale, ma minerale quanto basta per godere. Ve lo appiccico qui completamente decontestualizzato, ma il servizio in Osteria è stato impeccabile (stappo senza rumore, cestello per mantenimento a temperatura, tutto benissimo):

Franciacorta DOCG “Cuvée Prestige” - Ca’ del Bosco (0.375l) img 1

Anche la mise en place ci piace assai, sobria ma ben assortita:

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E poi si è iniziato a fare sul serio, partendo da pane e grissini ottimi, per seguire con una proposta di antipasti tipicamente Piemontesi, da cui si potevano estrarre singole portate o un piatto con un assaggio di tutti. Credo sia ovvio dedurre la scelta, ripetuta identicamente anche da La Moglie.

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Nel piattone con appendice facevano bella mostra di se stessi dei (buonerrimi) cardi con fonduta di parmigiano (eccezionali, soprattutto dopo averli fatti raffreddare di qualche grado, con il parmigiano che veniva fuori delicatamente), vitello tonnato, salame (super), tartarina, insalata russa (SPETTACOLARE), giardiniera (supergustosa, forse appena più fredda del lecito, ma giusto uno o due gradi) e un lardo d’Arnad che mi ha fatto volare. Una roba a cui attribuire la parola “libidinosa” è fin limitante.

Sul “main course”, il piatto principale, ci siamo differenziati: io ho optato (visto anche il nome dell’osteria) per una delle portate meno etiche (ma più goderecce) che esistano: il Foie Gras con radicchio, carote e aceto balsamico. Piatto molto buono, semplice negli accostamenti, con un fegato eccellente. Sicuramente, dal punto di vista estetico, si poteva fare qualcosa in più: ritengo un piccolo difetto l’assenza di una nappatura sulle scaloppe (oltre al disordine estetico un po’ generalizzato del piatto). Un tantino di umidità sulla superficie lo avrebbe reso decisamente più invitante, anche alla vista: l’impatto (poi non confermato, visto che l’interno era morbidissimo) della rosolatura molto omogenea, infatti, portava a pensare a qualcosa di molto asciutto. Dettaglio estetico, comunque, e nulla più perché il piatto era molto buono con il contrasto del radicchio amarognolo a fare da grande contraltare.

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La Moglie, invece, ha scelto degli ottimi Taglierini ai Carciofi dalla “carta non carta” (cioè, il menù è detto a voce e questo può non piacere a qualcuno, visto che non si sanno i prezzi…specialmente per i più giovani che vogliano provare una buona cucina, questo può essere un problema). Dettaglio sul piatto: i carciofi erano SUPER ABBONDANTI e STRABUONI.

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Un dettaglio che voglio aggiungere: le piccole aggiunte a tavola, olio e sale di Maldon (ottima idea), sono tutte di livello!

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Caffè per me e assaggio di Panettone per entrambi e ci alziamo soddisfatti dalla sedia, procedendo curiosi verso la cassa.

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Il conto è decisamente allineato con la qualità delle materie prime servite tout court (come il lardo) o lavorate. La spesa totale di 90 €, che tiene conto del vino (piccolo ma sincero, un pochino incide!) è, a mio parere, assolutamente ragionevole.

E io ci tornerò, senza ombra di dubbio.
Chi mi ama, mi segua. Organizziamo una gita?

 

Osteria dell’Oca Bianca
Via Umberto I, 2
Cavaglià (BI)
Tel. 0161 966833

 

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